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Prima la persona o il professionista?

23/9/2019

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By Lorenzo Chininea
E’ da molto tempo che avrei voluto scrivere questo articolo. Lo ritengo un argomento davvero sottovalutato e poco dibattuto.

E’ meglio essere una persona dotata di spiccate qualità umane o uno stimato professionista? O entrambe le cose? La risposta sarebbe scontata. Ma il discorso non è così banale come può sembrare...

Sono del parere che, in diversi contesti, si dia una scarsa importanza alle qualità umane, le cui caratteristiche potrebbero essere infinite, a favore della posizione che si occupa all’interno della società.

Mi spiego meglio…

A tutti noi capita molto spesso di incontrare nuove persone, sia in ambienti informali che formali.

Succede, però, di frequente che nel primo approccio c'è la cattiva abitudine di presentare qualcuno descrivendo la mansione lavorativa: “Lui è il Dott., lui è il Presidente ecc.”. In ambito professionale, spesso diventa inevitabile e a volte quasi scontato, ma è diverso e poco elegante quando succede in situazioni informali, quali feste, cene, incontri di famiglia e via dicendo.

Determinate circostanze non richiedono comportamenti o allusioni alla propria posizione lavorativa e, in alcuni casi, rappresentano quasi un'azione fuori luogo e per nulla rilevante.

Il punto è che: se non fossimo a conoscenza della mansione di una persona, ci faremmo la stessa idea e ci comporteremmo allo stesso modo a prescindere dal suo mestiere? Lo dico sia in positivo che in negativo.

E' così importante, in determinati contesti, far emergere il proprio status e non la persona che realmente siamo?

Questo per dire che, a mio avviso, non siamo il lavoro che svolgiamo.

Le persone che siamo esulano dalla nostra mansione lavorativa.

La personalità, le caratteristiche umane, le azioni, gli atteggiamenti, il livello culturale, i propri hobby, la propria reputazione, sono tutte differenze che ci contraddistinguono l’un l’altro a prescindere dal tipo di lavoro svolto.

Indubbiamente ci sono delle differenze abissali tra diversi ceti sociali, e quindi, anche di conseguenza le caratteristiche comportamentali potrebbero essere nettamente diverse. Spesso ci sono anche delle correlazioni tra tipo di lavoro e comportamento. Ma non è detto.

Non è detto che un noto avvocato sia una persona rispettosa o onesta.

Non è detto che un politico sia trasparente e ligio alle regole (caso molto comune).

Non è detto che un dottore sia capace di infondere fiducia nelle persone. Le qualità umane, a maggior ragione per una mansione del genere, dovrebbero rappresentare realmente un valore aggiunto, anche se a volte non è così. Credo che tutti vorremmo un medico in grado di infonderci fiducia.

Non è detto che un impiegato di banca sia dotato di empatia e che abbia notevoli capacità nel valutare i nostri bisogni.

E’ chiaro che in queste righe non intendo mettere in discussione la mansione lavorativa, ma l’equilibrio tra l’essere un ottimo professionista e una persona con spiccate doti umane.

Nel mio lavoro sono a contatto con centinaia di persone: tra imprenditori, dirigenti di aziende, dipendenti che ricoprono ruoli di responsabilità, piuttosto che referenti di aziende piccole, medie o grandi. Poco importa.

Mi rendo conto quanto sia davvero difficile trovare persone di qualità prima che professionisti di alto livello.

Educazione, intelligenza, onestà, gentilezza, professionalità, trasparenza e disponibilità sono, dal mio punto di vista, tutte caratteristiche indispensabili per rappresentare una persona con spiccate qualità umane, prima che un professionista.

Talvolta alcune aziende sono rappresentative di un modo di comportarsi, negativo o positivo, perché l’ambiente ne condiziona l’approccio o perché la stessa azienda seleziona un capitale umano con caratteristiche simili.

Le aziende, oggi, ancora più del passato pongono maggiore attenzione alle qualità umane (che quelli bravi chiamano soft skills) dei potenziali candidati, con l'obiettivo di assumere personale che non destabilizzi l'ambiente e che sappia lavorare in team.

Il problema, però, è esattamente l'opposto: quando l’essere parte di un determinato ambiente, a volte, determina una supponenza costruita da una posizione predominante o, presumibilmente, superiore agli altri. Mi riferisco a contesti aziendali in cui l'arroganza è il principale biglietto da visita.

In questi casi il problema parte sempre dall'alto.


Concludo con un esempio.

Mettiamo caso che tu debba decidere dove acquistare il pane nella tua città e la scelta dovrebbe ricadere tra due attività.

Supponiamo che il miglior panificio della tua zona abbia dei dipendenti poco empatici, magari scortesi, ma la qualità dei loro prodotti è eccellente e superiore alla concorrenza.

Magari ce n’è un altro, un po’ più piccolo e decentrato.
La qualità è buona e utilizza ingredienti selezionati, ma essendo una piccola realtà non può produrre più di un certo quantitativo. Il proprietario ti chiama sempre per nome, ti tratta come un cliente speciale e si fida a tal punto che se non hai contanti ti dice: “Non ti preoccupare paghi la prossima volta”.

Ecco.

Tu quale sceglieresti? Avresti dei dubbi?

Io non credo!

La qualità della persona, sia in ambienti formali che informali, fa SEMPRE la differenza, ricordalo.
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